giovedì 1 ottobre 2009





Combattimento uomo donna



Il combattimento stava per avere inizio. Lara vista di fronte era ancora più forte e statuaria di quanto prevedessi; mi dava circa 10 cm di altezza, e era più in forma che mai, con quelle cosce e quei polpacci spessi e sodi, e il petto che figurava una potenza distruttiva. Anche come vestiva mi metteva una certa soggezione, aveva una canotta bianca e scollata che lasciava trasparire perfettamente il suo seno debordante dentro un reggiseno nero e fine, e un paio di mutandine bianche che lasciavano le gambe vestite solo di un paio di stivali bianchi. Era abbronzata e questo le faceva risaltare i lunghi capelli mogano e gli occhi verdi. Era una tigre feroce. Io mi sentivo bene e non vedevo l'ora che la lotta iniziasse, nonostante la tensione. Gli ultimi incontri li avevo vinti agevolmente e le avversarie cominciavano a conoscermi e a temermi. Anche Lara sembrava abbastanza tesa, probabilmente aveva visto come avevo distrutto Tina nel match di qualche giorno prima. Avevo deciso di essere più sexy che mai, così mi ero messa un intimo coordinato in pizzo e dei collant neri con giarrettiera, degli stivali in pelle, e un ciondolo d'oro che finiva proprio sul mio seno. Ero al massimo della forma, e volevo che gli uomini presenti al match mi mangiassero con gli occhi, perché sapevo bene quanto in un incontro sia fondamentale il tifo. Intanto lo speaker era entrato sul quadrato: "Ladies and gentlemen, per il titolo femminile di lotta libera del nostro locale abbiamo oggi l'onore di presentarvi: nell'angolo alla mia sinistra, la sfidante, per un'altezza di 1,68 e un peso di 67 kg, con un record di 11 vittorie e 2 sconfitte... JENNA! E nell'angolo alla mia destra, la campionessa, per un'altezza di 1,76 e un peso di 77 kg, e un record di 42 vittorie e 1 no contest... LARA!". L'arbitro era un tipo sulla 30ina, molto carino, ci fece le raccomandazioni: niente strangolamenti e non tirare i capelli... E diede il via al match!



Subito Lara mi aggredì attaccandomi con un destro al volto che riuscii a schivare con agilità: mantenendo la guardia alta tentai di allontanarmi, ma il suo incedere sicuro mi costrinse con le spalle alla parete; si avvicinò fino a afferrarmi le spalle per fare una presa, e proprio in quel momento sferrai il mio primo colpo, un devastante pugno diretto sul suo fianco sinistro che andò perfettamente a segno. Lara fu sorpresa dal mio sinistro e si piegò dal dolore sbuffando; ero quindi già in vantaggio, e ne approfittai per saltarle addosso e spingerla al tappeto; la cavalcai sopra bloccandole con le gambe ogni possibilità di fuga e cominciai a mettere a segno una terribile serie di pugni sul suo volto. Il pubblico cominciava a riscaldarsi, eccitato com'era a vedermi dare tutta me stessa in un vortice di violenza e fisicità. Mentre tentava di respingermi, le afferrai il collo e spinsi con forza la sua testa a terra. Lara subì il colpo, e dopo averla ulteriormente indebolita con pugno diretto alla tempia, mi diedi con i piedi la spinta per assestarle un colpo volante di ginocchio che andò dritto a sfondare il suo addome. Stavo distruggendo la mia opponente con colpi di una potenza inaudita, costringendola a urlare di dolore. In un colmo di sadica eccitazione, e sapendo che non si sarebbe mai arresa, decisi che, anziché finirla, avrei fatto continuare quel combattimento ancora un po', così mollai la presa e mi rimisi in piedi e in guardia, aspettando che quella puttana si rialzasse. Il pubblico spronò Lara a combattere, ma ci vollero almeno 30 secondi prima che si mettesse di nuovo in piedi, provata dai colpi che le avevo inferto e barcollante. Mi avvicinai per sferrarle un calcio al volto ma proprio in quel momento fui bloccata; con un riflesso felino mi afferrò la gamba sinistra e mi colpì con un gancio all'inguine che non potei parare in nessun modo. Il mio grido di dolore fu altrettanto forte, e Lara ne approfittò per avventarsi su di me, in un impeto di orgoglio che sembrava averle anche restituito le energie perse in precedenza. Forte di questa rinnovata vena distruttiva, e vedendomi sofferente al tappeto, la puttana mi aggredì immediatamente, cingendomi le mani sul collo e cominciando a strangolarmi, e mollando la presa solo in seguito alla minaccia di squalifica dell'arbitro, che la allontanò da me cingendole l'addome in una sorta di presa di lotta. Lara, urlando come una belva in gabbia, si liberò con forza dell'arbitro e, vedendomi ancora a terra mi colpì con un fortissimo gancio a mano aperta che si stampò dritto sul mio mento, poi si rialzò e senza attendere un secondo tentò di finirmi saltando con le ginocchia sul mio addome... Non credo che avrei resistito a quegli 83 kg di potenza nonostante i miei addominali fossero sufficientemente forti per affrontare un combattimento come quello, ma per fortuna mi accorsi subito del pericolo, e con un guizzo felino riuscii a proteggere il mio stomaco con le gambe. Lara saltò lo stesso finendo dritta sulle mie ginocchia, che per fortuna non subirono danni irreparabili. Lara così perse l'equilibrio e cadde petto a terra a corpo morto. Proprio mentre io fui capace con le ultime forze di rialzarmi. La aggredii immediatamente alla schiena, cingendole il collo col mio braccio destro e rimettendola in piedi, e poi colpendole la guancia sinistra con un terrificante gancio che andò a stamparsi dritto sulla mascella della mia nemica. Lei tentò di difendersi con una gomitata, ma io la parai tanto da farle quasi perdere l'equilibrio. Mi rivolsi al pubblico inneggiandolo al tifo, e loro risposero con un'ovazione che mi caricò enormemente. Così, con un'incredibile serie di pugni in volto la portai ad un angolo; poi infierii con tre ginocchiate assestate sul suo stomaco ormai devastato, la presi ai fianchi, sollevandola in aria e finendo per stroncarla gettandola di faccia al tappeto. Lara era ormai finita. Il suo corpo statuario era ridotto a dimenarsi, sofferente. Io mi alzai in piedi e con la gamba la voltai di schiena per poterle poggiarle un piede sul seno, in segno di dominio, mentre Lara sputava sangue e piangeva di disperazione e di dolore.

Avevo vinto ancora. Il pubblico era ridotto al colmo dell'eccitazione, e mentre l'arbitro decretò la vincitrice, lo speaker diceva: "rendiamo omaggio alla nuova campionessa: Jenna!" Io alzai le braccia in segno di vittoria, e mi fermai un secondo a guardare Lara che veniva portata via dagli addetti del Pronto Soccorso. E più mi rendevo conto di come lei soffriva, e più ero felice ed eccitata. Ma avevo bisogno di un uomo per scaricare quell'eccitazione. Così presi il microfono dello speaker, e mi rivolsi a loro.

"Mi rivolgo a tutti gli uomini... Questa notte ho voglia di festeggiare con qualcuno di veramente potente... C'è qualcuno che vuole battersi qui, stanotte, per me, in un combattimento senza esclusione di colpi?"
Il pubblico era ormai in completa eccitazione, ma nessuno ebbe subito il coraggio di farsi avanti. Allora ripresi il microfono e dissi: "Allora? Siete forse tutti froci? Oppure... Non vi piaccio..." E così facendo mi piegai in avanti per evidenziare, se ancora ce ne fosse bisogno, le mie morbide e prosperose qualità di femmina...

Vidi finalmente qualcosa muoversi... Un uomo si stava facendo largo tra il pubblico... Sì, stava proprio facendosi largo per raggiungere il perimetro di combattimento... E sembrava proprio un gran figo, grosso come voglio io, anche se da vestito non potevo vedere bene il suo fisico, coi capelli neri e cortissimi, gli occhi azzurri e la carnagione scura. Lo invitai a scavalcare le transenne e venire... Lo salutai e ci demmo un bacio sulle guance. "Nome?" "Ivan".

"Signori, abbiamo il primo sfidante...: Ivan! Allora, chi vuole battersi con quest'uomo per me? Su, il primo che si alza avrà questa possibilità imperdibile!!" Passarono 30 secondi, quando da un angolo del locale si sentì un brusio e dei movimenti. Aguzzai la vista e vidi avvicinarsi lo sfidante. Era un uomo veramente possente, vestito in jeans e canottiera, così che potevo ammirarne gli spessissimi bicipiti e parte dei potenti pettorali. Entrò anche lui nel perimetro, guardando con aria di sfida dritto agli occhi di Ivan. Aveva i capelli rossicci e lunghi e la carnagione sanguigna. "Nome?" "Johannes". "Ed ecco a voi il secondo sfidante, signori... Johannes! Chi di loro vincerà questo eccitante combattimento all'ultimo sangue avrà me come premio! Ma adesso basta con i convenevoli, combattete!"



Ivan si sbottonò la camicia e rimase a torso nudo con i soli pantaloni di fustagno marroni... Che dire, era ancora meglio di quanto mi immaginassi! Un fisico veramente scultoreo, quasi da culturista... I bicipiti non avevano niente da invidiare a quelli di Johannes, con pettorali sporgenti e addominali ben definiti. Anche Johannes si tolse la canottiera, e mostrò il suo petto villoso e massiccio, forse ancor più di quello di Ivan; a differenza del suo sfidante il suo addome sembrava un po' più vissuto e meno definito, e inoltre restituiva a Ivan qualcosa in altezza, ma nel complesso sembrava potere fare più male.
Entrambi mi diedero i loro vestiti, e io diedi il via alle ostilità gridando: "lottate!"

In sala calò il silenzio. I due uomini si misero in guardia circospetti girando intorno al centro del quadrato, e nessuno di loro sembrava voler prendere l'iniziativa... Poi Johannes cominciò ad avvicinarsi tentando di far valere la sua possenza e di stanare Ivan, o perlomeno costringerlo al muro. Ivan tentò prima di aggirare l'ostacolo, ma vistosi assalito, abbozzò un colpo di destro, che Johannes parò agevolmente, e contrattaccò con un preciso calcio all'inguine che, complici gli scarponi, doveva aver fatto davvero male. Il match era girato a favore di Johannes. Ivan era piegato in due dal dolore per il colpo ricevuto, quando Johannes dimostrò la sua forza sollevando Ivan come fosse un peso da un quintale, facendo cadere la sua spina dorsale sulle sue spalle, e gettandolo a terra. Il pubblico era quasi spaventato da quella dimostrazione di forza; Ivan si contorceva già dal dolore per i due colpi ricevuti; la sua schiena doveva aver subito dei danni giacché rialzandosi non riusciva a tenere una posizione dritta; Johannes attendeva sicuro che il suo avversario tentasse di avvicinarsi per riportare il combattimento in parità. Ivan tentò di accostarsi, anche se senza grande convinzione, e di colpire Johannes con un destro, ma il biondo schivò senza alcun problema e colpì duramente Ivan allo stomaco. Ivan si piegò ancora una volta in due e si accasciò, e Johannes lo prese dal collo sollevandolo nuovamente, e facendolo sbattere pesantemente al muro; prima che Ivan facesse a tempo a cadere, Johannes lo colpì al naso con un destro terrificante il cui eco sembrò risuonare per tutto il locale, frantumandogli il setto e finendo definitivamente l'avversario in un lago di sangue.


Gli infermieri si prodigarono immediatamente per prendere Ivan e portarlo al Pronto Soccorso, prima che un'emmoragia lo uccidesse. Il pubblico urlava inneggiando al vincitore e applaudendo, mentre Johannes, con una maestosa esultanza, provocava un ulteriore boato degli astanti.

Mi avvicinai al vincitore e poggiai una mano sul suo petto, poi lo baciai. E mentre il pubblico si dileguava, portai Johannes nel mio spogliatoio, aprii la doccia, e la notte ebbe inizio.










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Non perdiamo tempo, fra un’ora devo andare a preparare la cena, trova un posto per scopare dai!”. Alessandra era una donna sposata che ogni tanto mi veniva a trovare a casa. Anche soltanto per una sveltina e a volte non si spogliava neanche: la scopavo in piedi contro la porta di entrata, scostando le sue mutandine ed infilandoglielo dentro per sbatterla. Lei era così: quando era eccitata e piena di voglia bisognava soddisfarla alla svelta, altrimenti cominciava a tremare e a diventare aggressiva. Ero andato al supermercato per comprare qualcosa per cena, ma prima di entrare mi sento chiamare da una voce di donna. E’ lei. Cazzo lei qui? Non faccio neanche in tempo a pensare se sia solo un caso oppure…. Mi corre incontro e mi spinge verso la mia auto, Ci ritroviamo dentro “dai, dai, ho una voglia matta di farmi montare, trova un posto sbrigati”. Parto mentre cerco di pensare dove, in quale posto isolato posso andare. Il suo profumo di donna in piena tempesta ormonale riempie la mia auto e quando ancora siamo sulla statale lei mi sbottona i pantaloni. E’ già duro il mio cazzo e lei lo stringe forte fra le dita. La sento respirare violentemente mentre cerco di concentrarmi sulla strada. E’ giorno pieno ma lei ugualmente si abbassa e cerca di metterselo tutto in bocca. C’è poco spazio tra il volante ed il sedile, ma ci riesce, s’incastra ed io posso andare avanti solo con la terza innestata. Ogni tanto il motore va su di giri, specie quando lei affonda affamata e succhia avida da farmi quasi male: è aggressiva, caotica come sempre, ha voglie da soddisfare, nervosa e sbrigativa. Si alza e le sue labbra sono bagnate di saliva come il mio cazzo che continua a tenere in mano. Sono attento alla strada ma anche a lei che intanto si è alzata la gonna e si tocca tra le cosce, affonda tutto il palmo sulla fica, lo preme forte, lo struscia sempre piu’ velocemente e ad occhi chiusi emette costanti mugolìi. Infila due dita in fica e comincia a masturbarsi chiudendo gli occhi. Con l'altra mano mi offre una tetta grossa e morbida dicendo "mungimi, mungimi, sono la tua vacca". Allugo una mano e mimo una mungitura improbabile, ma a lei piace sentirsi una troia. E bellissima questa scena. La mia eccitazione è alle stelle e non mi frega niente che qualche camionista, dall’alto, vede e suona il clacson che sembra un boato. Finalmente prendo una strada di campagna tutta buche. In fondo trovo uno spiazzo ed una vecchia rimessa di fieno. Una strada senza uscite: se viene qualcuno non sarà possibile fuggire. Eccitante ancora di più. Lei si accarezza i seni, poi prende con le dita i capezzoli e se li tira. L’altra mano ormai è bagnata dagli umori della sua fica. La porta in bocca e la lecca mentre mi guarda, poi me la spalma sulle mie labbra e mi bacia, mi succhia la lingua, mi morde. La spingo fuori l’auto, verso il cofano. La giro, le alzo la gonna, scosto le mutandine senza togliergliele e la riempio col mio cazzo. Lei grida, ma non di dolore. La sua fica è aperta, larga, fradicia di umori e lei mi incita, spinge indietro il culo e se lo apre con due dita. Mi viene voglia di strapparle i vestiti, mi sento un animale che chiava una femmina della sua stessa specie. Trovo un appiglio nei suoi capelli, che tiro verso di me, lasciando lei col viso in alto e la gola indifesa. Ci vorrebbe un vampiro adesso, ma non se ne vedono in giro. Ad ogni colpo furioso rimbalzo sui suoi glutei e immagino i suoi seni che ballano. “più forte” urla. Tiro i suoi capelli e lei inarca la schiena in modo quasi innaturale e non smette di incitarmi “dai scopami, sbattimi, chiavami, sborrami dentro”. Tolgo il mio cazzo dalla fica e lo infilo senza dolcezza nel suo culo, fra le dita che lo tengono aperto. Urla, ma non si ritira. Anzi spinge ancora di piu’. Tre quattro colpi e poi torno nella sua fica e cosi’, di qua e di là, ancora e ancora. Gli umori bagnano il mio cazzo e scivolano lungo le sue cosce. Sembra invasata “rompimi la fica, allargami il culo, fammelo sentire fin nello stomaco” sussurra con la voce roca..poi si irrigidisce e per un attimo dimentica di respirare. Urla uno due cinque volte e si accascia distrutta sul cofano, che non la trattiene. Scivola per terra girandosi così da fermarsi appoggiata con la schiena alla ruota. Ansante, con le braccia abbandonate, il viso rosso, gli occhi chiusi. Prendo in mano il mio cazzo, lo tocco e una decina di schizzi di sborra colpiscono l’auto, la gommai, i capelli e il suo viso. Ad occhi ancora chiusi, allunga la lingua e raccoglie quello piu’ vicino e lo ingoia. Mi tremano le gambe ma non posso cadere per terra. E’ tardi. Cerco un asciugamano che naturalmente non ho e allora uso il fazzoletto per pulirla un po’. Lei ancora non si muove. Mi rivesto pensando di correre a casa per una doccia. Rientro in macchina “sono le 20.30” le dico. Lei si alza preoccupata, cerca di rimettersi a posto e dalla borsa prende tutto quello che c’è di utile per sistemarsi. ”Portami alla mia auto dai, che è tardissimo”. Per strada non parliamo, la guardo di sfuggita. Il suo viso è ancora rosso, cosi’ il suo collo come succede alle donne durante e dopo aver scopato. Arrivo al parcheggio, mi saluta con ciao e scompare. Arrivo a casa di corsa, mi getto sotto la doccia e poi mi butto, umido e stanco, sul letto. Un bip dal cellulare mi dice che è arrivato un msg. Lo leggo “stasera vengo lo stesso verso mezzanotte, questa vacca ha ancora voglia di farsi mungere”. Penso sorridendo che di femmine ce ne siano sempre di meno, meglio cogliere le opportunità ogniqualvolta che passano vicine.







Sesso in spiaggia

ciao ho 27 anni ed un fisico atletico e muscoloso
quando sono in spiaggia quasi tutte le ragazze mi guardano.
quest'anno c'era una ragazza di milano che non mi toglieva gli occhi di dosso, anche se ero con la mia fidanzata. lei se n'era accorta di questa cosa ed era attenta che io non facessi lo scemo con quella.
un giorno, la mia fidanzata decide di andare a prendere il sole con il materassino alle boe,ed io rimango da solo in spiaggia. all'improvviso si avvicina la ragazza di milano e con aria disinteressata mi dice di seguirla. oltre la spiaggia c'e' una pineta, ed io andai li con lei.
mi disse:"mi piaci troppo e non posso esimermi,anche se sei con la tua fidanzata"
io: "anche tu sei bellissima"
e inizio ad accarezzarmi e a mettermi la mano nel costume:
cosi' caccio' il mio cazzo fuori e si abbasso' x incominciare a succhiarlo,era bravissima , me lo fece venire subito duro ,cosi' che rimase sorpresa(avendo io un cazzo da 21 cm).
lei:"voglio farti godere ,cosi' mi dici se sono piu' brava io o la tua ragazza!" io:"si dai continua".
me lo succhiava fortissimo,e lo leccava come fosse un gelato, cosi' da farmi girare la testa.
scorgemmo una panchina, e decidemmo di andarci a sedere, cosi la poggiai a pecora sulla panchina,spostai il suo tanga e glielo infilai tutto dentro la fica.inizio a godere.e mi incito' a sbatterla piu' forte.
lei"dai scopami come se fossi la tua fidanzata,fammi male"
io:"si ti scopo, ti voglio sgranulare le pareti della tua fica".
lei:"adesso,mettimelo nel culo"
a quel punto pensai :"questa milanese scopa da paura"
e glielo misi nel culo,entro' quasi facilmente,si vede lo aveva fatto tante volte, e cominciai a sbatterla nel culo.ragazzi aveva un culo bellissimo,era bellissima.
stavo x arrivare, lei inizio a gridare di piacere,tanto da dirmi che era gia' arrivata,cosi' iniziai a sbatterla ancora piu' forte dicendole di voler arrivare nel suo culo.lei mi incitava e cosi' le arrivai tutto nel culo bagnandola tutta con il mio sperma.quando tirai fuori il mio cazzo ancora fradicio,lei me lo inizio' a succhiare x pulirlo, e disse:"ti e' piaciuto?chi e' piu' brava io o la tua ragazza?"
ed io risposi che era stato piu' bello con lei dato che con la mia fidanzata non faccio sesso anale. cosi lei ando' a mettersi sottto l'ombrellone, ed io andai al mare per riprendermi un po'.
da quel giorno e' successo altre 3 volte e sono giunto alla conclusione : che monica la milanese e' una fica da paura. infine,siamo rimasti che l'anno prossimo ci saremmo incontrati di nuovo e avremmo di nuovo fatto sesso e magari a 3 con la mia fidanzata.sai che sballo!!!







In vacanza

A maggio a casa della famiglia rossi si cominciava a parlare delle ferie estive, si studiavano depliant e prezzi, alta e bassa stagione, mare o montagna…ognuno aveva le proprie idee e le difendeva con vigore..poi pian piano si trovarono i primi accordi: innanzi tutto mare, in zona divertente,esclusa la versilia per ragioni di costo si optò per l’adriatico…un centro vicino alle grandi sedi storiche ma prezzi più contenuti,una pensione dignitosa e dove si mangia bene, il mese luglio, è il migliore, e i costi sono più bassi…tre camere, due singole per i ragazzi, un maschio di 15 e una splendida figlia di 17, e una matrimoniale per mamma e papà che verrà solo per i weekend e per gli ultimi 10 giorni, prima non ha ferie…poi tutti 15 giorni in campagna dai nonni, mezza collina,tanta pace e tanta natura…una noiaaa………..prese le decisioni, breve visita di domenica alla località prescelta, alla pensione family, alle camere, oddio sono piccole ma al mare in camera non ci si sta mai,pagamento della caparra, poi al bagno, caparra per un ombrellone di seconda fila così nessuno ti calpesta i piedi…. indi ritorno in grande attesa…descriviamo ora la nostra famiglia…marco,il capo famiglia,laureato, impiegato in carriera di una grande azienda, alto 175 per 78kg, 48 anni,ben portati sufficientemente palestrato, interessante e molto macho…anche se in gioventù forse qualcosa di meno virile è successo…comunque dimenticato,….laura, la moglie, insegnante di matematica, 170x63kg,44 anni, bella, ben dotata di seno e culetto, rossa di pelo, educata tutta casa e chiesa, ha frequentato i migliori collegi di suore, è arrivata vergine al matrimonio….ma cosa c’era stato verso i 18/25 anni con quella compagna più grande di lei….comunque nell’oblio…elena, la prima figlia, voluta e amata, bella ,17 anni, in fiore, 175x56kg, tette, culo e gambe da sballo, viso da madonnina,occhi birichini che tradiscono un certo fuoco interiore, allevata nel rispetto di tutti i più sani principi, è alle soglie della maturità,certamente vergine…anche se qualche compagno durante flirt passeggeri qualcosa ha ottenuto..e a elena non dispiace ricordare….roberto, 15 anni, sicuramente bello, 170x60kg, sufficientemente palestrato, non più vergine da nessuna parte, ma ben dotato, con una voglia di sesso che lo porta a cercare i guai..coi cuginetti in campagna, con una amica di mamma in città, con il suo istruttore di nuoto in città, con alcune compagne a scuola…aperto a tutte le esperienze ed ancora incerto fra essere carne o pesce…certo ricorda tutto con piacere e ne fa oggetto di umide fantasie notturne….venne il tanto atteso giorno e il padre accompagnò la famigliola in pensione, si sistemarono, andarono al bagno a prendere un po’ di sole, scelsero il tavolo che sarebbe rimasto il loro per tutte le vacanze, e poi il padre salutò, il rientro di domenica sera è sempre una avventura….a cena poterono guardarsi intorno. Alla loro destra, su un tavolo d’angolo una coppia, lui sui 55 anni piuttosto elegante, lei più giovane, 40 anni forse, allegri e chiacchieroni, il loro interesse si focalizzò subito su Roberto, che cercarono di coinvolgere nelle loro battute…dietro di loro, faccia a laura una signora sui 40 anni, elegante, con un abito da mezza sera, bella ma misteriosa…si limitò a salutare correttamente e sembrò disinteressarsi alla famigliola…a destra un giovane distinto, bello, molto virile, alto e molto palestrato, solo..gli occhi di elena presero a sbirciarlo e lui dimostrò di gradire…ricambiando con evidente apprezzamento…il dopo cena nel giardino della pensione, la signora elegante improvvisamente prese ad interessarsi alla bella laura riuscendo con facilità a stabilire un fitto dialogo..il buon Roberto accetto l’invitò della coppia e si strinsero, lui in mezzo, su un dondolo, parlando di tante cose…elena si lasciò abbordare dal fusto e con lui andò a fare una passeggiata per il centro balneare…intanto il marito, rientrato in città pensò bene di andare dopo aver telefonato alla mogliettina, a fare un giro per la città, rimanendo colpito dalle tante falene della notte che popolavano i viali……..La sera si chiuse con il sig.marco che aveva deciso di andare a fare un particolarissimo giro turistico notturno della sua città, la sig.laura che sembrava affascinata dalla elegante signora che intanto si era presentata….Mariaclotilde, 43 anni, divorziata, single per scelta, con un lavoro importante come medico…ma laura aveva anche rilevato che Mariaclo, come amava farsi chiamare, era affascinante, con tutte le curve al loro posto, raffinata e particolarmente intrigante, accettò quindi lietissima di vedersi a colazione e poi di divedere l’ombrellone..ma di più avrebbe concesso del corso della serata..…elena aveva trovato molto piacevole la compagnia di aldo, il ragazzo della pensione..al rientro dal giretto in città si erano scambiata la promessa senza impegni di rivedersi in spiaggia l’indomani e un casto bacetto…promessa di cose più interessanti per il futuro…forse..elena si sentiva particolarmente ben disposta e molto, molto disponibile…il più intrigato era Roberto, che la coppia aveva subito invitato ad andare a ballare con loro…la sig.laura aveva molto nicchiato, poi su spinta di Mariaclò, che evidentemente voleva Laura libera dai figli, aveva dato il suo benestare, salvo un rientro non troppo ritardato…..seguiamo ora Roberto che salì in macchina a fianco del sig renato, la mogliettina patrizia salì dietro…partirono tranquilli, senza una meta precisa, patrizia si appoggiò agli schienali anteriore e cominciò a stuzzicare sia il marito che Roberto….poi chiese al giovanetto se fosse abbastanza grande da non avere remore a vivere con intensità tutte le occasioni..e così dicendo cominciò a mordicchiargli il lobo dell’orecchio…renato con molta tranquillità gli chiese se gli piacesse patrizia che parte sua cominciò a scoprire il seno…Roberto si girò verso di lei e le disse che per lei era disposto a tutto.che gli piaceva da impazzire….renato con calma gli accarezzò il pacco già duro.senza che roberto si negasse in alcun modo, anzi...intanto patrizia preso per la testa Roberto lo baciò con tutta la lingua..portandogli la mano a palpargli la tetta grossa e dura già scoperta e il lungo capezzolo …. Renato allora con calma disse a Roberto che la sua bellezza li aveva stregati fin da quando lo avevano visto con la famiglia al mare, che si erano posizionati apposta vicino a lui a tavola..che lui adorava guardare la moglie far sesso con bei ragazzi cui non dispiacesse qualche passaggio omo, che se lui fosse ben disposto e gli piacesse l’offerta sarebbero rientrati in pensione di nascosto a fare sesso tutti e tre assieme…Roberto continuava a baciare patrizia..e intanto la sua mano era scesa ad accarezzare la topa della donna che era senza slippini…..renato gli aveva estratto il cazzo duro duro e lo stava lentamente segando…visto il comportamento del ragazzo l’uomo capì che tutto andava per il meglio e si diresse con calma verso la pensione…appena arrivati sgaiattolarono nella camera della coppia non visti da nessuno, lì ptrizia si liberò de l vestito e rimase nuda, Roberto e renato la imitarono prontamente..poi renato offrì il suo cazzo a patrizia che stava baciando in bocca Roberto…all’unisono sia patrizia che il ragazzo smisero di baciarsi per leccare il cazzo loro offerto..e se lo succhiavano a turno,… lo leccavano incrociando le lingue vogliose..di colpo patrizia si staccò si rovesciò sulla schiena e si tirò addosso Roberto che arrapato al massimo non perse un istante a far sprofondare il suo grosso cazzo nella figa calda e accogliente della signora, e prese a pomparla come un assatanato..in questo modo il suo bel culetto si apriva e si chiudeva esposto alle voglie di renato che non perse tempo..impomatò la cappella e la puntò nel buco del ragazzo ..un colpo deciso e sprofondò in un culetto sicuramente già abbondantemente aperto, ma caldo, accogliente e attivo..la contemporanea chiavata ed inculata presero un ritmo sincrono mentre lunghi gemiti e mugolii testimoniavano inequivocabilmente della triplice soddisfazione…ma non ancora sazii il trio studiava ed applicava sempre nuove variazioni con il ragazzo che univa ottime prestazioni come maschio in tutti i buchi che gi si offrivano ad incredibili performance da troia in calore quando soggiaceva come femmina…….In città.il buon marco terminava di tirarsi una grossa sega davanti allo schermo di una video cassetta a luci rosse , di trans attivi e passivi, che nascondeva da tanti anni…al mare laura accettava l’invito di Mariaclò per vedersi l’indomani mattina presto per fare footing assieme, ma accettava anche un abbraccio molto insistito e foriero di sviluppi, con un bacio piuttosto intimo da parte di lei…andò a letto e mentre si sditalinava con calma e dolcezza fino ad un orgasmo molto intenso, non pensò al marito…. ma ad Mariaclò e presero a riaffiorare i ricordi dimenticati della sua vita di collegio….elena intanto rientrata dalla passeggiata col fustone locale ed accettato il bacetto della buona notte ..senza tuttavia prendere impegni per il futuro..si mise a letto concedendosi una sditalinata lunghissima con orgasmo finale fantasticando sempre di un grosso randello che la liberava dal fastidio della verginità fisica………………………….La mattina dopo, prima giornata di vacanza, la prima a risvegliarsi fu laura, perché Mariaclò come da accordi bussò alla sua porta per andare a fare footing, laura aprì ancora in baby-doll che lasciava generosamente trasparire il forte seno sodo e sostenuto nonché la selva rosso/bruna della sua topina..Mariaclò entrò decisa, si tolse l’accappatoio ed esibì il suo corpo perfetto chiuso da un costume intero nero..tette sode anche se non grosse, culetto forse un po’ maschile ma bello, gambe lunghe e…un incredibile monte di venere che gonfiava il costume nel punto critico..si scambiarono sentiti e sinceri reciproci complimenti sui loro fisici..poi laura come dominata da una incontrollabile esaltazione, si svesti completamente di fronte alla nuova amica per poi indossare un bikini che non lasciava molto all’immaginazione..Mariaclò la abbracciò e nuovamente la baciò in un modo che eccitò vieppiù laura, poi fattala prendere anche lei l’accappatoio la prese per mano e si diressero alla spiaggia ove presero a correre …provocando fischi insistiti di ammirazione da parte dei lavoratori già in spiaggia….correndo parlarono, Mariaclotilde confessò che si era sposata solo per compiacere i genitori, ma che in effetti provava quasi un rifiuto del maschio..che per non sopportare di essere giudicata nel suo paese do origine si era trasferita nella città di *****..qui fu interrotta da laura che si affrettò a precisare quasi con gioia che anche lei viveva lì..ove lavorava suo marito, e come presa dal desiderio di liberarsi di un grosso peso confessò ad una attentissima Mariaclò, che vedeva spalancarsi una autostrada là dove temeva trovare uno stretto ed irto sentiero di montagna, che si era sposata vergine perché aveva sempre avuto paura del maschio..che dopo un periodo di passione tutto si era routinizzato ed ora i loro rapporti erano rari e per lei del tutto insoddisfacenti..che rimpiangeva quasi gli anni del collegio universitario ove aveva goduto di una amicizia molto stretta con una collega studentessa…Mariaclò la guardò..poi le disse che lei era ormai lesbica..che non se ne vergognava, anzi..che nella carriera era pienamente realizzata…ma che le mancava totalmente una affettuosa amicizia con una donna che le accettasse e la comprendesse..che lei era sicura di aver tanto da dare..ma che aborriva dalle avventurette finalizzate al solo fatto sessuale…e che se non avesse trovata una vera amica sarebbe stato meglio rimanere sola…..laura , che forse non aspettava altro le disse che la trovava meravigliosa, che si conoscevano appena..ma che le sembrava di essere sua amica da sempre…che sperava tanto che nei giorni a seguire avrebbero trovato una convinta sintonia…Mariaclò le confessò che la sua fulva bellezza era capace di stregare tutti e lei in particolare…. ma che ammirava laura soprattutto per il suo carattere aperto e la sua sincerità……continuarono sedursi a vicenda fino al ritorno in pensione…li salite in camera, si concessero il loro primo bacio e si accordarono per passare insieme le giornate ed uscire insieme dopocena con la dichiarata convinzione di essere ormai molto molto vicine…..Intanto elena si era risvegliata, era scesa a far colazione da sola visto che mamma le aveva lasciato detto che era andata a fare footing, si era molto seccata anche se non lo avrebbe mai ammesso neanche con se stessa che il ragazzone non la avesse aspettata, e si diresse al bagno…arrivata al bar dello stabilimento vide due cose, il ragazzone che chiacchierava piacevolmente con una signora tedesca, che a ben vedere aveva occhi solo per il bagnino..e lo stesso bagnino, alto come lei, col corpo scolpito da culturista e un pacco fra le gambe che si imponeva all’attenzione di uomini e donne per il suo volume….si avvicinò tranquilla, saluto il ragazzo che sembrò un po’ impacciato e rivolse un sorriso a tutta bocca al bagnino…e gli chiese se la accompagnasse all’ombrellone…elena quella mattina fasciata dal piccolo bikini che ne esaltava le forme era ancora più bella del solito, poche ragazze o donne avrebbero potuto reggere al suo confronto..il bagnino ne fu stregato..le chiese se fosse fidanzata, se avesse amicizie, se volesse essere accompagnata in giro per i tanti locali..insomma fu letteralmente sommersa di profferte..lei sorrise e rispose con civetteria che avrebbe deciso su come passare solo più tardi…era arrivato nel frattempo il ragazzo che biascicò con una certa goffaggine una scusa per non averla aspettata in pensione, poi si offrì di spalmarle la crema antisole..al termine elena ringraziò e lo lasciò libero dicendogli che sarebbe stata ferma a prendere il sole…il ragazzo si alzò e si incammino lungo il bagnasciuga in cerca di incontri…in pensione frattempo Roberto fu svegliato dalla coppia che lo invitarono in camera loro a far colazione, era già stato servito per tre, non passò molto tempo che la bella patrizia chiedesse al marito di essere inculata appoggiata al tavolo, così il culo di renato si espose in pieno e il buon Roberto non perse tempo..prese ad inculare il sig renato..fra gemiti e incoraggiamenti vari si sborrarono negli intestini e patrizia completò l’opera ripulendo con la lingua tutti e due i cazzi,..presero accordi per la sera, il ragazzo avrebbe dovuto uscire da solo come per andare a fare una passeggiata, loro lo avrebbero raggiunto in macchina e sarebbero andati in un locale molto speciale………………………….…In città il sig.marco andò in ufficio regolarmente facendo però una strada diversa, per passare da un edicola dove era un perfetto sconosciuto per acquistare una guida erotica della sua città…aveva deciso che si doveva togliere alcune curiosità…Al mare……. la coppia dei viziosi corruttori del buon robertino non scese al mare,..elena ricevette continue visite dal bagnino, una volta andò lei da lui al bancone del bar, ove accettò una aranciata e l’invito a venire a fare il bagno di notte tutti nudi.…..aldo non si fece molto vedere senza che ciò dispiacesse poi più di tanto ad elena …. laura ed Mariaclò cementarono la loro nuova amicizia pensando alla serata,…. Roberto fece un bagno e per il resto dormì quasi tutto il giorno..la cena fu normale per tutti, in città ed in pensione…tutto diverso il dopo cena…………… Cominciamo dalla città…………….Il buon marco, fatta la telefonata di prammatica alla famiglia, perso un po’ di tempo davanti alla televisione, cambiatosi, jeans e maglietta sportiva nascosti i soldi in una taschina , lasciato il portafoglio e l’orologio d’oro in casa, se ne uscì tutto sportivo ed arrapato in macchina e prese a girare per i viali dove stazionavano le puttane….ma nessuna riusciva ad attirare veramente la sua attenzione e per ognuna trovava motivi validi a rinunciare all’incontro..poi diresse quasi inconsciamente per il parco, regno dei trans..la sua attenzione si acuì..il suo cazzo usci dai pantaloni e si erigeva duro e in tiro nascosto dalla sua mano che ogni tanto lo aiutava con una vigorosa sega….intanto al mare elena sembrava ciondolare senza interessi al bar della pensione..respingendo con molta delicatezza i ripetuti inviti di aldo ad uscire con lui..finchè anche aldo si arrese ed uscì da solo per andare a trovare alla pensione vicina altre avventure…Elena. guardò l’orologio, era quasi l’ora per andare da Fabrizio il bagnino allo stabilimento…si preparò ad uscire, sotto il vestito leggero a tunica aveva un bikini ancor più ridotto di quello della mattina…..laura e mariaclò, elegantemente vestite , salutati i figli e i conoscenti se ne uscirono con la macchina sportiva di lei..il viaggio non era brevissimo, dovevano arrivare a Riccione…roberto, con aria distratta, disse che sarebbe andato a fare un giro in paese, salutò e se ne uscì prendendo immediatamente fuori dalla pensione una stradina poco illuminata verso la campagna..fu quasi immediatamente raggiunto da una macchina a luci abbassate..un signore si affacciò allo sportello e lo invitò senza preamboli a salire in macchina per una buona inculata, avrebbe pagato bene,…Roberto gli disse di avere già un impegno….ma se fosse andato a buca e lui non avesse trovato di meglio avrebbe accettato, anche se ci tenne a precisare che era attivo e passivo…il gentiluomo preferì andarsene perché dietro arrivava un'altra macchina…questa volta erano renato e patrizia..lei lo fece salire direttamente dietro, gli tirò fuori l’uccello gia duro, si rialzo la minigonna , le mutande non le portava mai, gli si sedette sulle ginocchia facendosi entrare tutto il cazzo in figa, poi lo invitò a trastullarle le tette sotto la maglietta, mentre lei chinata in avanti leccava le orecchie al marito raccontandogli del buon andamento della chiavata.. La serata era iniziata torniamo in città……marco ormai girava eccitatissimo, il cazzo in mano, mentre sfilavano stupendi trans brasiliani, dalle bocche piene e carnose, le tette sode, grosse,dai capezzoli duri e lunghi, completamente scoperte, un piccolo perizoma capace di contenere dei grossi uccelli ma capaci a far vedere dei glutei mozza fiato..………marco era ormai in eccitazione fissa..il suo desiderio di sesso trasgressivo non lo faceva più ragionare…doveva fermarsi..doveva avere un rapporto..cominciò a cercare quello che più lo incarogniva….al mare intanto elena attrevarsata la breve pineta, raggiungeva lo stabilimento dove Fabrizio la stava aspettando..vi erano già altre coppie e tutti aspettavano lei..per fare il bagno, poi sedersi vicino al fuoco,mangiare, ballare, amoreggiare in assoluta libertà…infine le coppie fisse o quelle che si fossero stabilizzate almeno per la sera si sarebbero ritirate nelle cabine per dedicarsi ai riti d’amore….roberto godette moltissimo dentro patrizia e quando arrivarono di fronte al privè trovò grande difficoltà a far rientrare il cazzone dentro le mutande per poter scendere dalla macchina..renato suonò alla porta, si fece riconoscere e fecero per entrare ma il sorvegliante respinse deciso Roberto perché minore patrizia e renato pensarono un po’ poi si scusarono con roberto, ma i biglietti erano già stati pagati, dovevano entrare, si offrirono di pagargli il tassi e gli garantirono che l’indomani mattina in camera loro lo avrebbero ripagato del disguido…Roberto si rese conto della inevitabilità della cosa, accetto i soldi per il taxi e si predispose a rientrare alla pensione…..laura e mariaclò intanto erano giunte al club che accettava coppie diverse, lesbiche, omo, e purtroppo anche qualche marchetta dei due sessi…trovarono il tavolo che avevano prenotato e si gustarono una cenetta al lume di candela, accarezzandosi le manie aprendosi l’un l’altra…il mondo esterno era ormai lontano..laura non ricordava non solo il marito, ma neppure i figli..finito di cenare, un po’allegre per lo sciampagna bevuto si tuffarono nelle danze..presto diventarono una cosa sola..i due corpi stretti l’uno contro l’altro, i due sessi che si strusciavano fra loro, le tette compresse da quelle della amica..le lingue allacciate in lunghi estenuanti baci…..decisero di rientrare per dedicarsi un po’ di tempo in assoluta libertà………………….Elena si buttò nelle braccia di Fabrizio, per non essere da meno delle altre ragazze si tolse il reggiseno e le sue stupende tette esplosero all’aria libera.. Fabrizio prima la baciò ricambiato poi prese a succhiarle i capezzoli facendola andare fuori di testa..contro la sua ormai caldissima fighetta sentiva il grosso randello di Fabrizio agitarsi voglioso…durante il bagno Fabrizio riuscì ad esplorargli sia la fighetta che il culetto e lei palpò con enorme piacere il randello che presto l’avrebbe liberata dalla verginità…..ormai era decisa e Fabrizio aveva proprio tutto quello che lei per tanto tempo aveva sognato……al ritorno sulla spiaggia presero a danzare attorno al fuoco e tuttisi liberarono dei costuni rimasti…la topina e il culetto di elena si affermarono senza discussioni come i migliori del momento………..….Roberto intanto prese ad incamminarsi verso il centro alla ricerca di un taxi, quando fu raggiunto da una macchina dentro la quale un corpulento signore, sembrava averlo notato…l’uomo si sporse dal finestrino e gli offrì un passaggio…per dove avesse voluto, gli disse che lo aveva notato quando gli era stato negato l’ingresso al privè, per cui si permetteva di fermarlo pensando che fosse molto libero e comprensivo..gli domandò il perché del rifiuto e saputo che era per l’età finse di arrabbiarsi, che non poteva capire del perché un minore non potesse divertirsi come preferiva..e che lui se avesse accettato il passaggio gli avrebbe offerto tutto quello che cercava al privè ...Roberto accettò di salire e di seguirlo a patto che poi lo riportasse alla pensione family…l’occasionale amico lo invitò a succhiarlo prima le tette e i grossi capezzoli…poi gli spinse verso il basso la testa fino a portarlo all’altezza del bacino, gli fece estrarre il grosso uccello e lo costrinse a spompinarlo…Roberto si impegnò a fondo..ma il signore voleva altro ,.passarono nel sedile di dietro della macchina, l’uomo in preda ad una eccitazione notevole si calò i pantaloni, non portava mutande ed offrì il suo grasso culo al ragazzo che non si tirò indietro..lo inculò a fondo con una esperienza ormai sicura fino a sborrargli nel retto..l’uomo leccò e ripulì con grande cura l’uccello ancora semi rigido di Roberto con la sua grande lingua, poi lo riaccompagnò alla strada buia vicino alla pensione dove molte altre macchine sostavano..ma roberto una volta sceso corse verso casa senza prestare ascolto ai ripetuti inviti che riceveva…era stanco, voleva solo una buona doccia ed una salutare dormita…………….in città marco aveva finalmente individuato il trans giusto, una sberla da 180cm di altezza di una bellezza incredibile, bocca affascinante tette da sballo , culo da disegno pornografico e un uccello davanti che doveva essere notevole..molto notevole..la trattativa fu breve, marco accettò le richieste, scese dalla sua macchina e salì in quella di lulù per andare a casa sua…..durante il breve percorso si scambiarono complimenti e frasi di circostanza, marco approfittò per accarezzare le lunghe gambe di lulù e per cercare di valutare la consistenza del cazzo del trans..lulù rispose baciandolo in bocca ad una fermata e dandogli una vigorosa palpata al pacco..poi giunsero a casa, scesero al seminterrato e mentre lulù apriva la porta marco gli si addossava impaziente e voglioso, lei rispose con una risata gutturale , aprì ed entrarono…subito la bella trans chiarì che sarebbe stata lei a decidere le mosse e che lui doveva ubbidire…gli intimò di denudarsi, marco lo fece con un certo imbarazzo, lei lo fece girare su se stesso un paio di volte e finì per dirgli che era un bell’esemplare di maschietto e che aveva deciso che voleva divertirsi anche lei..lo abbracciò di forza, gli infilò tutta la lingua in bocca mentre una sua mano prese ad accarezzargli le tonde natiche…poi lo fece inginocchiare davanti a se, e movendo sensualmente il bacino si slacciò il perizoma facendo esplodere davanti alla bocca del impazzito marco un palo color mogano da 23cm….che venne subito baciato, leccato, succhiato dalla bocca di marco..lei riprese a ridere, lo fece sdraiare sulla schiena e gli si posizionò addosso nella classica posizione del 69, solo che lulù poteva con facilità scopare in bocca marco poiché stava sopra....poi le mani si attivarono e le dita presero ad esplorare ed aprire reciprocamente i culetti..quando erano vicini all’esplosione lulù si fermò, si rimise nello stesso verso, rialzò le gambe di marco e poi con calma, dopo aver lubrificato l’ano dell’uomo ormai totalmente soggiogato sia fisicamente che psicologicamente lo puntò,poche spinte e sfondata la resistenza dello sfintere di marco si installò decisamente con tutto il cazzone dentro il culo…poi prese a pomparlo alternando colpi violenti a lenti su e giù, facendolo quasi tutto uscire per poi sprofondarlo fino a far sbattere i suoi coglioni sulle chiappe tenere di marco…mentre la stanza si riempiva dei mugolii di piacere di lulù e dell’ansimare di marco che non seppe resistere, prese ad incitare il suo sodomizzatore affinché lo sfondasse, lo facesse suo, lo trattasse da cagna, da vacca..lulù sembrò gradire gli incitamenti del sottomesso e gli venne dentro con urlo neanche tanto represso..poi si sfilò con calma gli dette il cazzo sporco da leccare…infine si girò a pecorina e chiese a marco di sfondarla..voleva godere anche da donna…marco le entro in culo con foga mal repressa. ..la prese per le tette e la pompò con furia mentre steso su di lei la baciava con tutta la lingua in bocca…ma lulù quando avvertì che il maschio stava per scaricarsi lo fermò e gli chiese di sborrargli in bocca…era assetata di sborra..così avvenne e lulù lo succhiò tutto svuotandogli anche l’anima…poi gli si strinse addosso e gli confessò che aveva tratto dal loro inontro un piacere raramente provato e che se anche per lui così fosse stato , lo invitava a tornare a trovarla..il prossimo incontro glielo avrebbe offerto gratis come ringraziamento del piacere procuratole…marco dimentico del mondo intero, gli giurò che sarebbe certamente tornato, che per lei era impazzito e che gli era piaciuto anche essere inculato..ripresero la macchina e ritornati al posto del loro incontro si salutarono con un bacio che provocò i caustici commenti delle colleghe di lulù…marcò torno a casa, fece una doccia, si spalmò una pomata lenitiva sul buchetto per combattere un certo bruciore che avvertiva e si addormentò felice come quando da giovanetto incontrava l’amico del cuore…………………Torniamo al mare…….sulla spiaggia la festa era al culmine, le coppie nude si componevano e si scomponevano nel ballo..mentre i cazzi maschili ogni volta che potevano sprofondavano nelle fighe calde e roride di liquidi vaginali della occasionale compagna…solo elena e Fabrizio facevano coppia fissa e pur avendo fatto quasi tutto mancava una cosa…elena lo sussurrò in un orecchio a fabrizio che si fermò, la strinse a sé come matto, poi le offrì di sverginarla lì, sulla spiaggia , davanti a tutti gli amici ed amiche di quella notte così eccitante..elena accettò lieta, le sembrò quasi di impersonare un gesto propiziatorio al dio Eros,,,Fabrizio impose ine il silenzio e comunicò quanto stava per accadere…fu tutto un batter di mani e gridolini di eccitazione..elena si sdraiò su un comodo plaid .Fabrizio la baciò , la leccò tutta, poi prese ad allagarle le grandi labbra della fica vergine, una ragazza tedesca prese dalla sua borsa un tubetto di pomata dilatante e la spalmò con cura sulla e dentro la figa di elena mentre un’altra metteva un preservativo lubrificato sulla verga di Fabrizio..poi Fabrizio la coprì, lentamente strisciò la sua cappella fra le grandi labbra, sul clitoride eccitato al massimo, poi scese a centrare l’ingresso della vagina…il suo cazzo si impuntò un attimo..poi penetrò deciso,uno strappo , un gridolino de elena peraltro subito soffocato dalla bocca e dalla lingua di Fabrizio..il cazzo entrò deciso, si fece largo fra i virginali tessuti e raggiunse sicuro il fondo della vagina….Fabrizio stette per un po’ fermo poi lentamente prese a pompare dentro la nuova ennesima donna da lui deflorata , prima lentamente, poi con sicurezza crescente, il movimento accelerò..la chiavata era al massimo..elena cominciò a provare piacere cominciò a sentire montare il suo primo orgasmo vaginale…venne con un grido di gioia, di liberazione, di piacere sessuale massimo, che fu accompagnato dagli applausi delle altre coppie attorno a lei impegnate a fottersi con incredibile continuità..Fabrizio sborrò dentro il preservativo e quando lo estrasse si vide che era arrossato dal sangue della vergine…elena si fermò con i nuovi amici sbaciucchiando un po’ tutti e lasciandosi toccare a palpare da uomini e donne..poi si riconcesse a Fabrizio che la chiavò nuovamente a fondo procurandole un altro grappolo di orgasmi.. poi si fece riaccompagnare a casa…si ritirò in camera sua, fece la doccia e si buttò a dormire..l’ossessione della verginità era passata e passata che meglio non avrebbe potuto augurarsi……………..intanto laura ed elena rientrate in pensione si concessero un’ora di amore lesbico intenso ed appagante, si giurarono eterno amore e si ripromisero di diventare amanti fisse…laura tornò nella sua camera, fece la doccia e si mise a letto pensando che il marito non sarebbe più stato un problema per lei..il suo amore era ormai arrivato in un porto sicuro… ………….. Domani era un altro giorno, nuove avventure, nuovi legami....






Incredibile racconto porno

Alle sette in punto Chiara si svegliò. Avvertì un piacevole solletico alle piante dei piedi, una carezza gentile su ogni dito ed un bacio appena accennato sul tallone. Mosse i piedi ed il dorso della sue estremità destra colpì la guancia di Letizia, che in ginocchio in fondo al letto e con la bocca appoggiata ai piedi di Chiara sospirava paziente.
-“Aaahhh!”- sbadigliò la padroncina, distendendo le braccia e le gambe e girandosi con la schiena in giù sul morbido materasso. “Buon giorno, mia povera schiavetta”-
Letizia scostò un poco la testa, si voltò verso il viso di Chiara e poi tornò a chinarsi con la fronte fin quasi a sfiorare il pavimento. Vedere quella persona adorante al suo servizio compiacque moltissimo la signorina, che scese una gamba oltre il bordo del letto andando a premere un piede sulla nuca di Letizia. La serva rimase immobile e Chiara aumentò la pressione della sua gamba schiacciandole la testa sulle mattonelle.
La padroncina rise.
-“Eh eh…sei puntuale.”- disse –“Brava”-
-“Grazie, padroncina”-
-“Tu hai dormito bene?”-
-“Certo”- rispose Letizia –“Grazie, signorina”-
In realtà Letizia aveva dormito sotto al letto di Chiara, adagiata su di una sottile coperta di lana ed un minuscolo cuscino ruvido. Chiara aveva disposto da qualche tempo che la serva dormisse così, alla sua portata, poiché essa doveva essere sempre presente e a disposizione per quando ne avesse avuto bisogno. Ogni tanto, nel cuore della notte, Chiara si svegliava con la voglia di farsi leccare i piedi o di urinare; allora allungava una mano sotto al materasso, afferrava la serva per i capelli e la costringeva a venire fuori dal letto, talvolta incitandola con schiaffi e strattoni. La poverina si svegliava di soprassalto e nel dormiveglia, ancora mezza tramortita, era costretta ad obbedire alla bella aguzzina e a bere la sua calda urina. Poi Chiara la congedava e ritornava a dormire. Spesso la serva era esiliata sotto al letto con l’ausilio di calci e schiaffi.
Quella sera la padroncina aveva bevuto molto ed aveva avuto bisogno di scaricarsi per ben due volte. Letizia aveva bevuto tutto con solerzia.
Andava avanti così da un mese o poco più, da quando la padrona aveva deciso che una schiava part-time durante le due ore di scuola non era più sufficiente. Gliene serviva una a tempo pieno e dato che Letizia veniva da una famiglia allo sbando, nella quale nessuno si sarebbe accorto della sua mancanza, la scelta ricadde su di lei.
Chiara permetteva generosamente alla schiava di ritornare a casa tre o quattro volte la settimana al fine di cambiarsi d’abito e prendere la roba che le occorreva. Letizia aveva sistemato la faccenda con i genitori dicendo che per l’anno scolastico corrente si era trovata una camera in affitto a poco prezzo e che vi sarebbe rimasta a lungo, almeno fino alla pagella di giugno.
Il problema maggiore per la convivenza di Letizia e Chiara nella casa di quest’ultima era però rappresentato dalla madre della giovane padroncina.
La signora Elisabetta era una donna di classe e bellezza inconsuete. Aveva poco più di quarant’anni ed una linea da modella, capelli bruni e lisci, labbra carnose e occhi neri e profondi. Era una donna abituata a comandare, grande manager di un’altolocata società d’azioni e personalità molto forte. Chiara l’aveva vista comandare ed umiliare molti dipendenti sul posto di lavoro, sia uomini che donne. La cosa interessante era che la madre andava particolarmente fiera di queste dimostrazioni di superiorità davanti alla figlia. Era come se volesse insegnarle a dominare gli altri Chiara aveva appreso fin troppo bene quelle prime lezioni ed aveva fatto pratica sulle sue compagne di scuola. I ragazzi non le davano altrettanta soddisfazione, purtroppo, erano troppo rozzi.
Un paio d’anni prima la signora Elisabetta aveva assunto una segretaria appena laureata e quest’ultima aveva cominciato a lavorare a casa di lei. Chiara ricordava quel periodo in modo speciale, gran parte dei rudimenti della sua vita da padrona li aveva appresi allora.
In principio la segretaria svolgeva compiti di routine, sistemava scartoffie, riordinava moduli, sbrigava pratiche. Poi il legame fra lei e la sua bella datrice di lavoro si fece più stretto, velocemente e morbosamente più stretto. Chiara prese a spiare l’ufficio della madre dove lei e la giovane praticante lavoravano una volta vide…
Elisabetta lavorava alla scrivania, seduta su di un’ingombrante ma comoda poltrona in pelle e con le gambe abbandonate sul bracciolo di destra. La segretaria se ne stava di fronte a lei, in ginocchio, ingobbita e sottomessa, praticando un rilassante massaggio ai piedi della manager. La donna sorrideva ed osservava con aria annoiata e un po’ snob la serva. Ogni tanto sfilava un piede dalla stretta carezzevole delle sue mani e glielo strofinava in faccia, sulle labbra, forzando la sua bocca con le dita e giocherellando con il suo mento, il naso ed i capelli. Di solito era Elisabetta a parlare, quando dalla stanza si udivano delle voci. La servetta parlava poco e se lo faceva era con una voce flebile e timida. Probabilmente la padrona le aveva dato l’ordine di parlare solo in determinate occasioni. Non è che le due donne trascorressero tutto il giorno in una stanza a non far nulla, naturalmente. A volte Chiara andava a spiarle e le trovava entrambe immerse nel lavoro. Di solito le ore migliori per osservare le strane pratiche a cui Elisabetta sottoponeva la serva erano quelle precedenti alla cena, quando cominciava a far buio ed ormai il grosso del lavoro della giornata era stato sbrigato. Una volta Chiara vide la segretaria che lucidava le deliziose scarpe nere con il tacco alto di sua madre. La donna aveva messo prima l’uno poi l’altro piede su di uno sgabellino alto trenta centimetri e la ragazza era inginocchiata davanti a lei, indaffarata con spazzola e lucido da scarpe per toglierle l’ultima traccia di polvere dal tacco. La madre di Chiara la guardava dall’alto in basso, dominandola in altezza come una montagna domina un verme che striscia a valle.
Con un’ ultima dimostrazione di superiorità Elisabetta aveva abbassato il piede sul pavimento e, facendo finta di nulla, era andata a posare la suola della scarpa sulla mano della servetta. Questa non aveva replicato nulla, si era limitata ad emettere gemiti soffocati ed ad attendere che la dominatrice sollevasse il suo bellissimo piede.
In un’altra occasione Chiara vide la segretaria che dava lo smalto alle unghie di Elisabetta e rimase ben sorpresa nell’osservare quanta cura la giovane ponesse nel mettere quella rossa tintura brillante sulla punta delle dita della madre.
Un’altra volta ancora la donna era seduta sul piano della scrivania, le sue lunghe gambe accavallate penzolavano in aria sospese ad un palmo da terra. Indossava scarpe col tacco e bellissime calze nere. Le segretaria doveva aver commesso qualcosa di molto grave perché era inginocchiata davanti a lei, col capo chino e le mani dietro la schiena. La donna la guardava, dominandola con uno sguardo freddo come il ghiaccio ed i suoi occhi erano colmi di collera e disprezzo. Poco prima Chiara aveva udito due voci levarsi dalla stanza ed aveva riconosciuto anche quella della ragazza; ciò era molto strano perché la segretaria era solita parlare sempre a bassa voce.
Come se niente fosse la madre di Chiara avvicinò un piede alla faccia della serva. La punta della preziosa decolté dal tacco a punta le indicava la radice del naso come un dito inquisitore.
La giovane sollevò impercettibilmente lo sguardo, esitò alcuni istanti e la donna mormorò una parola breve. Infine la segretaria le prese piede e scarpa fra le mani e baciò. Iniziò dalla suola, polverosa e sudicia che fosse, andò al tacco, la sua lingua mulinò sulla pelle nera e brillante, poi passò al piede, sfilò la calzatura e leccò le dita e la pianta del piede. Elisabetta trovò piacere nella dimostrazione di sottomissione della sua serva, le affondò nella bocca prima un piede, poi l’altro, infine tutti e due assieme, lasciò che un altro essere umano si mortificasse al livello di un verme in ginocchio al suo cospetto.
Per tutto il tempo lo sguardo di Elisabetta rimase tuttavia freddo ed ostile. Dai movimenti frenetici delle sue mani e del suo collo si vedeva chiaramente che lo spettacolo offertole dalla ragazza che si stava umiliando prostrata sotto la scrivania le era molto gradito. Quando i suoi piedi furono evidentemente sazi di attenzioni Elisabetta passò all’umiliazione successiva. Si fece togliere le calze dalla giovane ed essa obbedì silenziosamente ed efficientemente, raccolse l’indumento dalle mani della succube, ne fece una palla e la infilò nella bocca della segretaria, naturalmente dopo avergliele strofinate sotto al naso per alcuni istanti. Infine Elisabetta scese dalla scrivania, posando i piedi sulle mani della serva e si infilò nuovamente le scarpe. Prese la ragazza per i lunghi capelli mori e la strattonò violentemente perché essa la guardasse negli occhi. La segretaria aveva ancora le calze della datrice di lavoro in bocca.
In quel momento Chiara udì un rumore per le scale, s’accorse che era tornato suo padre e s’allontanò dalla porta. La segretaria uscì dalla stanza pochi minuti dopo, era scarmigliata e rossa in viso. Apparentemente se ne stava tornando a casa come tutti i giorni, ma Chiara la spiò sulla porta d’ingresso mentre si infilava il cappotto.
-“Arrivederci”- disse alla dipendente della madre.
La giovane non osò replicare al suo saluto, non dischiuse neppure le labbra.
Aveva ancora le preziose calze di Elisabetta custodite della sua tiepida e sicura bocca.
Continuò a tornare per qualche tempo, un paio di settimane o tre, infine Elisabetta la licenziò in tronco per chissà quale altra disobbedienza.
Dopo quella esperienza Chiara capì non solo di essere la figlia di una affascinante amazzone, ma di possedere essa stessa il carattere di una dominatrice. Perciò, quando Letizia divenne schiava a tutti gli effetti di Chiara, la giovane padroncina si premurò ben presto di portarla a casa propria. Voleva farla conoscere a sua madre, mostrarle che anche lei era benissimo in grado di dominare qualcun altro. Voleva condividere il gusto della supremazia su di un essere umano con uno spirito affine. Era sicura che Elisabetta avrebbe approvato il talento della figlia, che l’avrebbe incitata e soprattutto che avrebbe usufruito ella stessa della faccia e della lingua di Letizia. Ma le cose non andarono esattamente così.

Fu durante un giorno autunnale uggioso e grigio che la padroncina Chiara condusse Letizia per la prima volta a casa propria. C’era anche Elisabetta. La donna si stava preparando ad uscire perché doveva presenziare ad un importante riunione di lavoro. Era in bagno a rifarsi il trucco quando le due ragazzine entrarono in casa.
Chiara portò Letizia in salotto e si sdraiò comodamente sul divano, stendendo le gambe snelle ed allenate sui morbidi cuscini di seta. Aveva ancora le scarpe. Indicò con l’indice un punto sul tappeto.
-“A terra”- disse rivolta alla schiava.
Letizia s’inginocchiò.
-“Toglimi le scarpe”-
-“Si, Chiara”- lo fece.
-“Ora rinfrescami un po’ i piedini. Sono stanchi e sudati”- disse, strofinando le piante sulla faccia della schiava. Era vero, i calzini di spugna bianca erano madidi di sudore. Letizia fece per toglierli ma Chiara la calciò lontana con i talloni, colpendola al mento e strappandole un gridolino roco di dolore e stupore.
-“Ti ho detto di togliere i calzini?”-
-“No, Chiara. Mi dispiace”-
-“Lecca, che aspetti?”- ordinò Chiara con voce alterata. Era magnifica e terribile al contempo nella sua comoda posizione di dominatrice. Altezzosa ed irraggiungibile come una piccola dea ma sensuale e maliziosa come una principessina viziata.
La povera Letizia leccò come meglio poteva le calze della padrona mentre quella si godeva lo spettacolo beatamente adagiata sul divano. Chiara ridacchiava ogni volta che la lingua della serva le solleticava gli spazi fra le dita; la colpa era del tessuto ruvido dei calzini che quando si strofinava sulle piante le dava un poco di prurito. Allora la giovane muoveva i piedini, li sfilava e li riavvicinava alle labbra di Letizia, le graffiava la faccia con le unghie degli alluci, le premeva le punte negli occhi e sul naso.
Dopo qualche minuto si fece levare i calzini.
-“Poggiali pure sulle scarpe”-
Letizia obbedì.
-“Ora ricomincia da capo. Mi raccomando, bene fra le dita. Succhia fino all’ultima goccia di sudore. Voglio che tu me li lecchi così bene da non avere più bisogno di lavarli, d’accordo?”- In quel momento s’udì un rumore proveniente dal bagno. Elisabetta aveva quasi terminato di prepararsi e stava uscendo.
-“La prego…sua madre sta per arrivare qui e se ci vedesse…”- balbettò Letizia –“Potrebbe…”- -“Mia madre è affar mio, lecchina. I miei piedi e la loro igiene il tuo. Bada ai fatti tuoi e non seccarmi”-
-“Ma..”-
Chiara sollevò un piede e lo puntò contro il viso implorante di Letizia.
-“Lecca, troia!”-
-“Si, subito”- rispose mestamente Letizia.
La ragazzina aveva sempre avuto un rispetto al limite dell’adorazione per la madre di Chiara. Elisabetta era la madre premurosa e buona che non aveva mai conosciuta, provenendo da una famiglia di disadattati. Teneva molto all’opinione della donna e le poche volte che l’aveva vista a scuola s’era sempre prodigata in inchini e complimenti, cose a cui Elisabetta aveva replicato con sorrisi cordiali ed affettuose carezze sul capo.
Ma in quella occasione non poté fare altro che obbedire alla padroncina. Si chinò un po’ di più e tirò fuori la lingua come aveva fatto altre centinaia di volte prima d’allora. Leccò ogni millimetro della vellutata pelle dei piedi di Chiara, che dal canto suo la lasciava fare con assoluta noncuranza.
Elisabetta terminò di truccarsi ed uscì dal bagno in quel momento. Si andò a mettere le scarpe e poi si avviò verso la porta. Per farlo dovette passare dal salotto. Giunse sulla soglia e ciò che vide la stupì non poco. Sua figlia era adagiata sul divano e teneva le gambe stese sui cuscini ad un angolo del morbido sedile. Inginocchiata davanti a lei una ragazzina della stessa età le stava leccando con ardore i piedi. Chiara la guardava tranquillamente, ogni poco muoveva i piedini, forse per farsi leccare più a fondo le estremità o forse solo per infastidirla maggiormente.
Fatto sta che Elisabetta sulle prime rimase un po’ sbalordita. Ma la sorpresa fu di breve durata.
-“Che succede, Chiara?”- chiese.
La figlia s’accorse della madre e la salutò; Letizia divenne di colpo rossa in viso e s’irrigidì come un bastone di legno. Chiara la colpì in faccia con un calcetto.
-“Continua, tu”- ordinò con un tono che non ammetteva repliche. Letizia riprese, si sentiva avvampare di vergogna e disprezzo verso se stessa. Qualche lacrima premette per uscire dai suoi occhi.
-“Ciao, mamma”-
-“Chi è lei?”- chiese la donna.
-“Tutto a posto. E’ quella mia compagna di classe che conosci anche tu”-
-“Ah!”-
-“Letizia”-
-“Bene, ma cosa sta facendo? E’ un nuovo gioco?”-
Chiara spinse indietro la testa e rise. Anche la donna sorrise. Ogni traccia di sorpresa se ne era andata dal suo splendido volto.
-“No…no, Letizia è la mia schiava, hai presente?”-
-“La tua schiava, eh?”- chiese divertita la donna. Si avvicinò al divano. Letizia affondò ancor più la testa fra i piedi della giovane Chiara, sperando che ciò fosse sufficiente a nascondere il proprio volto dallo sguardo della signora Elisabetta.
-“Ah!”- rise Chiara –“Guarda come si nasconde il topo pur di non farsi vedere da te! Si vergogna, sai?”-
-“Poverina”- disse la madre. Era in piedi ad un metro di distanza dalla schiava. -“Gli sto insegnando ad essere fedele”-
-“A si?”-
-“Si, apprende con lentezza. E’ stupida”-
-“Chiara…!”- esclamò la donna con tono di bonario rimprovero.
-“No, sul serio. Avrebbe bisogno, secondo me, di un’altra padrona. Sai, per cambiare un po’ mano…o piede”- rise –“A volte è utile”-
-“E allora?”-
-“Potresti insegnarle qualcosa tu”-
-“Io?”-
“Perché no?”-
-“Chiara, ha la tua stessa età. Ha diciotto anni! Potrebbe essere mia figlia!”-
-“Ah ah…ma non lo è! E’ solo la nostra schiava. La tua e la mia! E poi di anni ne ha diciannove”- Tirò indietro i piedi, allontanandoli dalla schiava. Letizia, come vedendo nei magnifici piedini di Chiara l’ultima barriera fra se e lo sguardo di Elisabetta, si spinse in avanti per quanto le fosse possibile, cercandoli, bramandoli. Ma Chiara glielo proibì. La serva non aveva più difese, era allo scoperto.
Pianse, si sgomentò silenziosamente. Alcune lacrime solcarono le sue guance.
-“Serva, saluta padron Elisabetta come si conviene ad una schiava come te”- disse Chiara, che ora sedeva sul divano con le gambe raccolte contro i guanciali di seta.
Letizia si inchinò davanti alla donna sfiorando il tappeto con la fronte, strisciò fino alla punta delle sue scarpe pulite e gliele baciò. Due baci per ogni scarpa. Poi sollevò il tiro e le sue labbra andarono a posarsi sul dorso del piede di Elisabetta.
La donna la lasciò fare per un poco, poi indietreggiò.
-“Basta, basta…brava sch…piccola”- disse
-“Ma mamma! Non ti piace, forse?”-
-“Eh, Chiara! E’ una ragazzina!”-
-“Ma quello che vuoi che sia! Non lo va mica a raccontare in giro! E poi è molto fedele, una vera schiava, fa tutto ciò che le dico di fare…”-
Elisabetta rimase in silenzio. Letizia era ancora genuflessa sul pavimento di fronte a lei.
-“E poi può tornare utile per tante faccende. Per esempio, le tue scarpe, vedi? Devi andare via di fretta e non sono perfettamente lucide come dovrebbero essere…”- disse Chiara.
-“Letizia!”- esclamò la giovane padrona.
-“Si, padroncina”- rispose la sottomessa ed il tono abbattuto con cui lo disse fece scappare un sorriso divertito alla madre.
-“Le scarpe di mamma”-
-“Si, padroncina”-
Letizia si avvicinò ancora una volta ai piedi della donna e prese a leccarle le scarpe. Partì dalla punta, andò fino in fondo al piede poi tornò indietro. Ingoiò la polvere e ripartì.
Elisabetta questa volta non si scostò di un millimetro. Lasciò lavorare la piccola caricatura di essere umano che le stava davanti come Chiara le aveva brillantemente suggerito. Durante tutto il tempo i suoi occhi rimasero fissi sulla testa di Letizia, osservò la cura che la ragazzina metteva nella pulizia delle sue pregiate decolté nere e non riuscì a trattenere un risolino. La lingua ed il servilismo di Letizia l’avevano contagiata ed ora non aveva alcuna remora ad impiegarla come uno strumento di piacere.
Chiara guardava un po’ la madre ed un po’ la compagna di classe. Rideva e faceva commenti sul modo di inchinarsi di Letizia al cospetto della signora Elisabetta, sulla scia di saliva che la lingua tracciava a più riprese sulla pelle nera.
-“Mamma, non staresti più comoda seduta?”-
-“Si, hai ragione”- rispose Elisabetta.
Si sedette sul divano ed accavallò le gambe. Letizia si vide spostare i piedi da sotto il naso e rimase un attimo incerta sul da farsi.
-“Continua pure, cara”- disse languidamente Elisabetta.
Letizia continuò. Andò a togliere lo sporco fin sotto le suole delle sue scarpe.
-“Quand’è che dovresti andar via per quella riunione?”- chiese Chiara.
Elisabetta si era completamente rilassata sui morbidi cuscini del divano, aveva disteso le membra ed aveva abbandonato le gambe alle cure della serva.
-“Cosa?”-
-“La riunione, mamma. Avevi un impegno, oggi!”-
-“A si?”- fece la donna, sorridendo diabolicamente. –“Beh, la riunione era per oggi ma i colleghi mi aspetteranno. E poi non posso certamente presentarmi a lavoro con le scarpe sporche, ti pare?”-
Chiara sorrise.
Elisabetta lasciò che Letizia terminasse la sua opera e dopo dieci minuti buoni di leccaggio le scarpe erano lucide come specchi.
-“Posso andare, ora”- disse, togliendo da sotto la bocca della ragazzina i propri piedi.
Letizia si sporse in avanti per continuare ma la donna la fermò con un elegante gesto del piede. I suoi tacchi erano terribili, un solo colpo ben piazzato avrebbe potuto strappare un occhio alla serva. -“Ho detto basta, ragazzina. Sei sorda?”-
-“Scema! Chiedi scusa!”- sibilò Chiara.
-“Scusi, signora Elisabetta…padrona…”-
Elisabetta rise, si alzò dal divano e passando di fronte ad una Letizia prona e col capo chino si diresse verso la porta.
-“Tornerò sul tardi, Chiara”-
-“Certo, mamma”-
-“Tu studia”-
-“Si, mamma. Non ti preoccupare. Vuoi che faccia preparare un bagno caldo dalla schiava per il tuo ritorno? Basta che tu mi dia un colpo di telefono con qualche minuto d’anticipo…”-
-“Mmm…no, guarda. Anzi, mandala a casa sua, tra un po’. Dovrà sbrigare dei compiti per la scuola pure lei, immagino”-
-“Ma no! Lei è la mia schiava, lo studio è secondario per lei. Anche se boccia non ha importanza in fondo. La sua prima preoccupazione deve essere quella di obbedirmi e di accudire la mia persona…cioè le nostre persone”-
E così dicendo pose un piede sopra la testa di Letizia e le schiacciò la faccia sul tappeto. Letizia non protestò. Lasciò che la padroncina facesse ciò che più desiderava.
-“Chiara…beh, dopo ne parliamo. Intanto mandala a casa”-
-“Va bene, mamma”-
-“Ciao”-
-“Ciao”-
Si salutarono, Chiara ed Letizia rimasero sole in casa per qualche ora. Chiara cavalcò la sua serva neanche fosse un pony. Le si sedette sul dorso oppure sul collo. La usò anche come sgabello e le salì sulla schiena con il bel sedere tondo e con i piedi. Si fece leccare ancora un po’ le estremità e pretese che Letizia curasse anche le natiche, questa volta. Poi si diresse a riflettere nel suo studio, usando Letizia come poggiapiedi. La schiava reagiva bene all’addestramento e presto sarebbe divenuta una schiava a tutti gli effetti. Chiara avrebbe voluto anche insegnarle a bere la propria urina e poi, magari fra qualche mese, l’avrebbe convinta a fare cose ancora più degradanti. Le stuzzicava molto l’idea di farsi leccare il culetto dopo aver defecato oppure quella di sputarle in bocca.
Si, avrebbe cominciato di lì a qualche giorno, si ripromise.
Udì il rumore di un’automobile nel piazzale della grande casa. Era sua madre.
-“Accidenti!”- pensò –“La mamma aveva detto di mandare via ‘sta stronza prima del suo ritorno”-
Balzò in piedi, saltando letteralmente con tutto il suo peso sulla schiena di Letizia che fino ad allora, a quattro zampe, le aveva sorretto le gambe.
-“Scema, alzati! E’ ora di andarsene!”-
-“Si, padroncina”- rispose la schiava, tutta dolorante.
-“Se la mamma ti trova mi sgrida. Calati dalla finestra, vattene dal giardino”-
-“Ma…padrona, siamo molto in alto qui!-
-“Stupida!”- disse Chiara. Si lanciò verso la schiava e le afferrò i capelli gettandola in ginocchio –“Disobbedisci, cagna? Disobbedisci a me?”-
Le sputò in faccia.
-“Se mamma si arrabbia è peggio per te!”-
-“Va bene, padrona. Obbedisco. …obbedisco”-
Letizia si calò lungo il cornicione e la siepe d’edera che correva lungo le mura di casa cercando di non far rumore. Saltò giù da un’altezza non più così elevata come era la finestra della camera di Chiara, ma cadde ugualmente sulla ghiaia e si sbucciò una gamba ed un fianco. Chiara la vide rimettersi in piedi a stento dopo aver compiuto un volo di poco meno di due metri.
-“Corri”- le disse dalla finestra di camera.
-“Si, padroncina”-
Letizia fuggì via zoppicante.

Chiara, quella sera stessa, dichiarò alla madre la sua ferma intenzione di adottare la serva, ma la risposta di Elisabetta non fu favorevole alla giovane aguzzina.
-“Chiara”-
-“Si, mamma”-
-“E’ andata via la tua amica?”-
-“La mia amica?”- chiese Chiara facendo finta di non capire –“Ah, la schiava. Si, si. L’ho mandata a casa sua dopo una mezz’ora che tu te ne eri andata”-
-“Bene, perché non voglio più vedermela in casa!”-
-“Come? E perché?”-
-“Chiara! E’ una tua compagna di classe!”-
-“E allora che c’è di male?”-
-“E io ho due volte i suoi anni”-
-“E con questo?”-
-“Non lo capisci da sola?”-
-“No, non lo capisco. Oggi te le sei fatte leccare le scarpe, no? Non mi dirai che non ti è piaciuto? Ti sei divertita quanto me!”-
-“Oggi è stato solo un momento! Si, mi sono divertita. La tua amica è brava e paziente, ma a parte che non è giusto sottomettere ed umiliare una persona come hai, anzi abbiamo, fatto noi oggi, che cosa penserebbe la gente se venisse a sapere che in casa teniamo una ragazzina appena maggiorenne per farci lucidare le scarpe con la lingua? Io sono una donna d’affari. Non posso compromettere la mia immagine con la clientela! Ed anche tu…il prossimo anno andrai all’Università. Non sarebbe ora di accantonare queste tue manie da mistress “frusta e tacchi a spillo”?”-
Chiara era scocciata. Niente schiava in casa. Maledizione. E la mamma non sembrava essere disposta a tornare sulle sue decisioni. La sua carriera di donna manager…c’era troppo in ballo. Messa alle strette la giovane decise di giocare la sua ultima carta.
-“Ma, mamma, allora la segretaria?”-
Elisabetta corrugò le sopracciglia appena un poco.
-“La segretaria?”-
-“Si, quella ragazza che ha lavorato qua fino a qualche anno fa”-
Elisabetta comprese che i piccoli momenti di relax che si era concessi con la ragazza erano stati scoperti.
-“Ci hai spiate, eh?”-
-“Ebbene si, lo ammetto. Per via dei rumori che ogni tanto venivano dal tuo studio e che non erano proprio consueti. Ho visto con quanto piacere ti facevi massaggiare i piedi. E come ti divertivi a umiliare quella ragazza tormentandole la faccia con i tacchi a spillo. E poi ti facevi dare lo smalto alle unghie e ti facevi lucidare le scarpe”-
-“Non con la lingua, però”-
-“Ma con quella ti facevi leccare i piedi. E una volta le hai messe le tue calze in bocca e l’hai fatta andare via così”-
Elisabetta rise.
-“Hai visto anche quello? Si, le mie calze in bocca. Ma mica una volta gliele ho fatte succhiare!”- -“Sei terribile. Più di me. E ora dici che io non posso tenere una schiava in casa?”-
-“Te l’ho detto. Come professionista non mi posso compromettere E poi con quella ragazza era diverso, c’era un accordo fra noi. Se lei avesse raccontato in giro qualcosa l’avrei rovinata mentre se mi avesse obbedito con fedeltà le avrei affidato un buon posto in ufficio. Quella volta che mi hai vista mentre le mettevo le calze sudate in bocca ero arrabbiata con lei perché non si era dimostrata all’altezza della mia fiducia. Sbagliò a compilare una pratica. Così la cacciai dopo essermi divertita ad umiliarla un’ultima volta. Non ha mai denunziato la cosa perché altrimenti oggi sarebbe ancora disoccupata. So che ha trovato un impiego in un altro studio legale. Ora fa i pompini ad un noto avvocato in centro. Con te e la tua amica è diverso. Ti potrai divertire con quella ragazzina a scuola, ma qui non ce la voglio. Va bene?”-
-“Come vuoi tu, mamma”-
-“E anche a scuola, stai attenta! Non è affatto normale che una studentessa del liceo obblighi una sua compagna a leccarle le scarpe. Potrebbe essere giudicato qualcosa che va ben oltre il semplice gioco. Perciò, in tutta sincerità, ti dico che preferirei che tu la piantassi con questa storia. Tuttavia ti conosco, sei testarda. Quindi se sei proprio decisa a continuare per questa strada devi promettermi di farlo perlomeno con un po’ di prudenza e buon senso. Comprendi ciò che intendo dire?”-
-“Certo”-
-“Allora?”-
-“Letizia sarà la mia schiava solo a scuola. E questo resterà un nostro segreto. Nessun’altro sarà coinvolto nei nostri giochi, nemmeno tu se non lo vorrai”-
-“Così va meglio”- disse Elisabetta.
Si lasciarono con questa promessa ma Chiara era ben intenzionata a non obbedire alla madre. -“Lasciare la schiava dopo la scuola? Sciocchezze! Letizia è la mia serva!”- pensava –“Ventiquattrore su ventiquattro e sette giorni su sette. Anche quando dorme, anzi, quando io le consento di dormire! Farò a modo mio”-
Iniziò a portare Letizia in camera sua nel primo pomeriggio, facendola passare dal giardino in modo che nessuno potesse vederla entrare; la teneva sotto il letto durante la notte, obbligandola a non far rumore, se ne serviva come cesso, sveglia e scendiletto, come lustrascarpe e sguattera. Letizia poteva andare in bagno solo quando la madre di Chiara non la poteva vedere o nelle ore di lavoro. Talvolta rimaneva nascosta nella camera della padroncina per pomeriggi interi e mangiava solo ciò che Chiara le portava. Erano gli avanzi della cena che venivano consumati freddi e mescolati tutti assieme. Inutile dire che sotto ai bellissimi piedi della padrona la vita di Letizia divenne ben presto un vero inferno.
Come già detto era un mese o più che le cose andavano avanti così. Quella mattina Chiara volle fare un nuovo esperimento. Controllò l’ora alla sveglia, erano le sette in punto. Ciò voleva dire che sua madre non sarebbe venuta a svegliarla prima della prossima mezz’ora. Mezz’ora di tempo da trascorrere con la serva. Letizia, in un mese di convivenza forzata trascorsa sotto al materasso della padrona, aveva compiuto grandi progressi: riusciva a bere perfettamente l’orina della dominatrice, sia calda che fredda. La sua lingua si era abituata a leccare per ore intere le superfici più luride e ruvide, come le suole delle scarpe. Aveva appreso come sopportare il dolore inferto dai tacchi di Chiara quando questa si divertiva a ballarle sulla schiena o sulle spalle.
La padroncina aveva meditato durante la notte su di un’ennesima tortura a cui sottoporre la schiava. Era seduta sul letto con le gambe stese sul materasso ed i piedi sospesi nel vuoto ad un palmo di distanza dal freddo pavimento. Letizia se ne stava in ginocchio con la fronte a pochi centimetri dai talloni della sua padrona, guardava per terra con aria triste e sconsolata. Odiava il momento del risveglio perché di lì a poco si sarebbe dovuta calare dalla finestra della camera della padrona per scendere in giardino, volatilizzandosi dalla tenuta dei genitori di Chiara. La sua aguzzina le avrebbe lanciato lo zainetto da scuola e poi lei sarebbe andata a piedi fino all’istituto. Chiara vi si sarebbe recata in auto. A volte la padrona le toglieva per dispetto un quaderno o un libro dallo zaino prima di lanciarglielo e poi, a scuola, se la rideva dei rimproveri subiti da Letizia da parte dei professori. -“Ora vado al bagno e quando torno tu mi pulirai”- disse la sadica sovrana.
Letizia era perplessa. Di solito Chiara faceva pipì nella sua bocca e poi si faceva pulire dalla sua lingua.
-“Non vuol farla nella mia bocca, padroncina?”- si offrì gentilmente lei.
-“Eh eh!”- rise Chiara –“Non ancora, stupidella, per far questo ti occorre ancora un po’ di allenamento”-
-“Come?”-
-“Non hai capito, scema che non sei altro? Mica vado ad orinare!”-
-“Ah, capisco, signorina”-
-“Oggi comincerà il tirocinio per imparare a mangiare la mia bella cacchina. Non sei emozionata?”- sollevò un piede e glielo pose sulla nuca.
Letizia non rispose. Al solo pensiero di dover mangiare merda si sentì prossima al pianto. E sarebbe stato inutile supplicare Chiara di ritornare sui suoi propositi. Sapeva che la sua crudele principessa non avrebbe desistito dal suo intento.
Chiara si alzò.
-“Mettimi le pantofoline, serva”-
Letizia eseguì con tanto di doveroso bacio sulla punta dei piedi della padrona. Le pantofole erano bianche con appena un accenno di tacco e lasciano scoperte le dita.
-“Brava la mia stupidella, sei fedele alla tua padroncina, vero?”-
Andò in bagno. Era senza mutandine ed indossava solo la lunga camicia da notte di seta. Tornò in camera dopo qualche minuto, con un bel sorriso raggiante ed uno sguardo maligno. Si andò ad accostare al letto, sollevò la camicia da notte e si piegò in avanti, gambe dritte e mani appoggiate sul materasso. Gli orli della vestaglia ricadevano sui fianchi snelli ed il culetto era allo scoperto.
-“Che c’è? Non ti muovi? Guarda che fra un po’ la mamma mi viene a chiamare ed io devo essere già pronta!”-
Letizia le si avvicinò da dietro, lentamente. Giunta con il viso a dieci centimetri dal solco fra le natiche della padroncina le sue narici furono investite dall’acre odore della cacca di Chiara. Allora s’irrigidì e non avanzò oltre. Rimase per qualche secondo con la faccia contro il bel sedere della sua signora ed annusare, combattuta fra il naturale ribrezzo che la costringeva indietro e la sua vocazione di schiava che la trainava in avanti. Chiara presto si spazientì.
-“Dico a te, leccapiedi. Ti dai da fare o no? Coraggio non vorrai che alla tua padroncina dopo pizzichi il popò, vero?”- e mentre lo diceva rinculò leggermente e strofinò la curva delle natiche sul viso di Letizia. Avvertì anche qualcosa di umido che le bagnava i glutei ma non si trattava della lingua della serva. Si voltò indietro e vide il volto di Letizia in lacrime.
Rise divertita e si voltò nuovamente verso il letto, porgendo il culetto alle cure della schiava.
-“Adesso non te lo dico più, cagna! Avanti, leccami il culo!”-
Letizia si fece avanti, inserì la lingua nel solco e leccò. Lente e lunghe lappate; sentì il sapore repellente ed ostile della cacca che le irritava le papille gustative.
-“Ingoia!”- ordinò Chiara.
Letizia era al limite. Ingoiò.
-“Ancora, lecca ancora. Deve essere perfettamente pulito”- sghignazzò Chiara.
Altre lappate fino in fondo all’ano, spinse la sua lingua più in profondità che poteva e deglutì ancora. Rimosse ogni stilla di feci dal bellissimo sederino della padroncina.
-“Aaaaahhh….!”- esclamò Chiara, quando finalmente la schiava ebbe terminato –“Così può bastare”-
Letizia allontanò il viso dal fondoschiena dell’altra. Le veniva ancora voglia di vomitare –“Si, padroncina”-
-“Ma la prossima volta dovrai essere più rapida”-
-“Certo”-
-“E soprattutto la tua lingua dopo un po’ s’incrosta e non pulisce più bene come dovrebbe, lo sai?”- -“Faccio del mio meglio, padroncina”- piagnucolò Letizia –“Cerco di ingoiare”-
-“Si, si, zitta stupida. La prossima volta dicevo, devi preparare una ciotola con dell’acqua fresca. Dopo ogni dieci leccate ti darai una sciacquata alla bocca, così avrai sempre la lingua pulita e nuova come una spugnetta appena strizzata”-
-“Si, mia padrona”-
Chiara si cambiò d’abito.
-“Preparati ad andare”- disse Letizia –“E ricomponiti. Non lo vedi che faccia hai? Va bene che sei solo una schifosa leccaculo slurpapiscio ma queste cose vanno lasciate fra noi, come ha detto mamma!”-
-“Si, Chiara…”- mugolò Letizia. Si sistemò capelli e viso come poté e si calò lungo la siepe. Dopo un mese di pratica le riusciva così bene che adesso poteva arrivare in giardino senza neppure cadere col sedere a terra.
Chiara fece colazione con calma. Fette biscottate con marmellata e burro, caffellatte ben zuccherato. Scese in garage e salì in auto, come ogni giorno sarebbe arrivata a scuola prima di Letizia. Il solco fra le sue natiche era stato pulito proprio bene, non pizzicava per nulla. Meglio così, l’addestramento per insegnare alla schiava a leccarle il culo sarebbe stato più breve del previsto. Poi, forse, sarebbe stata la volta del mangiare direttamente i suoi escrementi. Con il tempo Letizia avrebbe imparato a sopravvivere bevendo solo la pipì e mangiando solo la cacchina della sua padrona, pensò Chiara. Nient’altro da bere o da mangiare. Si, sarebbe stato proprio divertente, e poi in questo modo non avrebbe più avuto bisogno di portare gli avanzi del pranzo e della cena in camera, col rischio di essere scoperta.
E sua madre avrebbe voluto che si disfacesse di quella piccola nullità di nome Letizia! Che sciocchezza!
Pensare che se non l’avesse rifiutata anche Elisabetta avrebbe potuto orinare nella bocca della stupida…Sarebbe stato un vantaggio pure per Letizia, in fondo. In due avrebbero provveduto a sfamarla e dissetarla. Anzi, forse le avrebbero causato addirittura un’indigestione! Che roba, pensò Chiara, mentre a bordo dell’auto procedeva lungo la strada che l’avrebbe condotta a scuola. Un’indigestione di cacca. Senza motivo guardò in basso, fra i suoi piedi. Sperò che Letizia non ritardasse troppo. Aveva le scarpe sporche e prima dell’inizio della lezione sarebbe stato opportuna farsele lucidare dalla schiava.


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