giovedì 1 ottobre 2009

Invia anche tu i tuoi racconti erotici

Non perdiamo tempo, fra un’ora devo andare a preparare la cena, trova un posto per scopare dai!”. Alessandra era una donna sposata che ogni tanto mi veniva a trovare a casa. Anche soltanto per una sveltina e a volte non si spogliava neanche: la scopavo in piedi contro la porta di entrata, scostando le sue mutandine ed infilandoglielo dentro per sbatterla. Lei era così: quando era eccitata e piena di voglia bisognava soddisfarla alla svelta, altrimenti cominciava a tremare e a diventare aggressiva. Ero andato al supermercato per comprare qualcosa per cena, ma prima di entrare mi sento chiamare da una voce di donna. E’ lei. Cazzo lei qui? Non faccio neanche in tempo a pensare se sia solo un caso oppure…. Mi corre incontro e mi spinge verso la mia auto, Ci ritroviamo dentro “dai, dai, ho una voglia matta di farmi montare, trova un posto sbrigati”. Parto mentre cerco di pensare dove, in quale posto isolato posso andare. Il suo profumo di donna in piena tempesta ormonale riempie la mia auto e quando ancora siamo sulla statale lei mi sbottona i pantaloni. E’ già duro il mio cazzo e lei lo stringe forte fra le dita. La sento respirare violentemente mentre cerco di concentrarmi sulla strada. E’ giorno pieno ma lei ugualmente si abbassa e cerca di metterselo tutto in bocca. C’è poco spazio tra il volante ed il sedile, ma ci riesce, s’incastra ed io posso andare avanti solo con la terza innestata. Ogni tanto il motore va su di giri, specie quando lei affonda affamata e succhia avida da farmi quasi male: è aggressiva, caotica come sempre, ha voglie da soddisfare, nervosa e sbrigativa. Si alza e le sue labbra sono bagnate di saliva come il mio cazzo che continua a tenere in mano. Sono attento alla strada ma anche a lei che intanto si è alzata la gonna e si tocca tra le cosce, affonda tutto il palmo sulla fica, lo preme forte, lo struscia sempre piu’ velocemente e ad occhi chiusi emette costanti mugolìi. Infila due dita in fica e comincia a masturbarsi chiudendo gli occhi. Con l'altra mano mi offre una tetta grossa e morbida dicendo "mungimi, mungimi, sono la tua vacca". Allugo una mano e mimo una mungitura improbabile, ma a lei piace sentirsi una troia. E bellissima questa scena. La mia eccitazione è alle stelle e non mi frega niente che qualche camionista, dall’alto, vede e suona il clacson che sembra un boato. Finalmente prendo una strada di campagna tutta buche. In fondo trovo uno spiazzo ed una vecchia rimessa di fieno. Una strada senza uscite: se viene qualcuno non sarà possibile fuggire. Eccitante ancora di più. Lei si accarezza i seni, poi prende con le dita i capezzoli e se li tira. L’altra mano ormai è bagnata dagli umori della sua fica. La porta in bocca e la lecca mentre mi guarda, poi me la spalma sulle mie labbra e mi bacia, mi succhia la lingua, mi morde. La spingo fuori l’auto, verso il cofano. La giro, le alzo la gonna, scosto le mutandine senza togliergliele e la riempio col mio cazzo. Lei grida, ma non di dolore. La sua fica è aperta, larga, fradicia di umori e lei mi incita, spinge indietro il culo e se lo apre con due dita. Mi viene voglia di strapparle i vestiti, mi sento un animale che chiava una femmina della sua stessa specie. Trovo un appiglio nei suoi capelli, che tiro verso di me, lasciando lei col viso in alto e la gola indifesa. Ci vorrebbe un vampiro adesso, ma non se ne vedono in giro. Ad ogni colpo furioso rimbalzo sui suoi glutei e immagino i suoi seni che ballano. “più forte” urla. Tiro i suoi capelli e lei inarca la schiena in modo quasi innaturale e non smette di incitarmi “dai scopami, sbattimi, chiavami, sborrami dentro”. Tolgo il mio cazzo dalla fica e lo infilo senza dolcezza nel suo culo, fra le dita che lo tengono aperto. Urla, ma non si ritira. Anzi spinge ancora di piu’. Tre quattro colpi e poi torno nella sua fica e cosi’, di qua e di là, ancora e ancora. Gli umori bagnano il mio cazzo e scivolano lungo le sue cosce. Sembra invasata “rompimi la fica, allargami il culo, fammelo sentire fin nello stomaco” sussurra con la voce roca..poi si irrigidisce e per un attimo dimentica di respirare. Urla uno due cinque volte e si accascia distrutta sul cofano, che non la trattiene. Scivola per terra girandosi così da fermarsi appoggiata con la schiena alla ruota. Ansante, con le braccia abbandonate, il viso rosso, gli occhi chiusi. Prendo in mano il mio cazzo, lo tocco e una decina di schizzi di sborra colpiscono l’auto, la gommai, i capelli e il suo viso. Ad occhi ancora chiusi, allunga la lingua e raccoglie quello piu’ vicino e lo ingoia. Mi tremano le gambe ma non posso cadere per terra. E’ tardi. Cerco un asciugamano che naturalmente non ho e allora uso il fazzoletto per pulirla un po’. Lei ancora non si muove. Mi rivesto pensando di correre a casa per una doccia. Rientro in macchina “sono le 20.30” le dico. Lei si alza preoccupata, cerca di rimettersi a posto e dalla borsa prende tutto quello che c’è di utile per sistemarsi. ”Portami alla mia auto dai, che è tardissimo”. Per strada non parliamo, la guardo di sfuggita. Il suo viso è ancora rosso, cosi’ il suo collo come succede alle donne durante e dopo aver scopato. Arrivo al parcheggio, mi saluta con ciao e scompare. Arrivo a casa di corsa, mi getto sotto la doccia e poi mi butto, umido e stanco, sul letto. Un bip dal cellulare mi dice che è arrivato un msg. Lo leggo “stasera vengo lo stesso verso mezzanotte, questa vacca ha ancora voglia di farsi mungere”. Penso sorridendo che di femmine ce ne siano sempre di meno, meglio cogliere le opportunità ogniqualvolta che passano vicine.







Nessun commento:

Posta un commento